Dal punto di vista funzionale, il complesso integra residenza, servizi e attività pubbliche. Gli edifici
che si affacciano sullo spazio collettivo centrale ospitano una sala yoga, il doposcuola, l’aula studio
e la caffetteria, configurandosi come polo attrattivo del sistema. I volumi affacciati sulla strada
accolgono invece funzioni pubbliche come il take-away, lo spazio di scambio libri e la copisteria,
contribuendo ad animare il fronte urbano e a rafforzare il rapporto con il quartiere.
Nel complesso, il progetto definisce un ambiente accessibile, connesso e riconoscibile, in cui le
rientranze volumetriche favoriscono relazioni, visuali e qualità dello spazio urbano.
“Connessioni” nasce dalla volontà di costruire un'architettura capace di instaurare relazioni: con il contesto urbano, con la comunità e con la memoria dei luoghi.
Inserito nel tessuto dell'Esquilino, il progetto si sviluppa come un sistema aperto e permeabile, in cui gli spazi pubblici, i percorsi e le funzioni collettive favoriscono l'incontro,
l'inclusione sociale e la continuità con la vita del quartiere.
La pavimentazione principale, che disegna un asse a "T"
, diventa il segno fisico di questa strategia, guidando i flussi e collegando i tre accessi principali all'interno di uno spazio
pensato come luogo di relazione e condivisione.
Il concetto di connessione si estende anche alla dimensione temporale, attraverso una ricerca materica che mette in dialogo il linguaggio contemporaneo con la tradizione
costruttiva romana.
La scelta di materiali naturali e durevoli non risponde esclusivamente ad esigenze prestazionali, ma diventa uno strumento per ristabilire un rapporto con l'identità del luogo.
Il travertino, reinterpretato nelle pavimentazioni, richiama uno dei materiali simbolo dell'architettura romana; gli intonaci minerali a base di calce restituiscono la matericità e la
traspirabilità tipiche della tradizione costruttiva locale, mentre il cocciopesto, impiegato per evidenziare i principali percorsi di connessione, rilegge in chiave contemporanea una
delle tecniche più antiche della cultura edilizia romana.
Accanto ai materiali minerali, il castagno termotrattato introduce una componente naturale e tattile, impiegata nelle schermature solari, negli intradossi dei balconi e negli
elementi di arredo, contribuendo al comfort ambientale e alla qualità percettiva degli spazi. L'acciaio corten rappresenta invece il dialogo tra memoria e contemporaneità: la sua
naturale ossidazione richiama le cromie del laterizio romano e conferisce agli elementi di arredo e ai bordi delle aiuole una materia viva, capace di trasformarsi nel tempo.
I serramenti in alluminio riciclato completano il sistema costruttivo garantendo efficienza energetica e durabilità, mantenendo un linguaggio architettonico essenziale che lascia ai
materiali naturali il ruolo di protagonisti.
La stessa logica guida il progetto del paesaggio, concepito come parte integrante dell'architettura, il leccio e l'ulivo, specie profondamente legate al paesaggio mediterraneo ed
alla tradizione romana, insieme alle aiuole composte da essenze autoctone ed alla copertura verde estensiva, contribuiscono a migliorare il microclima, incrementare la
biodiversità urbana e ridurre gli effetti dell'isola di calore, rafforzando il rapporto tra edificio, natura e spazio pubblico.
La palette materica diventa così la traduzione concreta del concetto di «Connessioni»: un sistema coerente di materiali, vegetazione e strategie ambientali che interpreta la
sostenibilità non solo come requisito tecnico, ma come valore culturale e progettuale, capace di unire passato e futuro, architettura e paesaggio, edificio e comunità.